
时间:2026-04-24
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IL SATIRINO
Se tu nol credi, vedila
Di novo unita all'emulo.
Quell'agreste ch'accennoti
Il drudo è di Trigemina.
PANE
Scellerato, da i vincoli
Stretto di questi muscoli,
Non fuggirai le Eumenidi
Del doglioso rammarico
Ch'in sen per te mi pullula.
ENDIMIONE
Lasciami, chi t'offese?
Ch'ingiuria t'ho fatt'io,
O semicapro dio?
GIOVE in Diana
Qual furia agita Pane?
PANE
Ecco il tuo vago, o perfida.
Incatenato, è fattomi
Prigion da fato prospero,
Su gl'occhi tuoi, ch'abborrono
La figurata e mistica
Mia mostruosa immagine.
Quei livori che vedonsi
Nelle tue guance candide
Sono pur le memorie
Dei baci soavissimi
Che i labri miei ti dièrono.
Or, perché sprezzi e fuggimi
Incostante e contraria?
Ahi, che rabbia è l'origine
Dell'amor tuo volubile!
Costui ch'in pianto stillasi
È del mio mal la causa;
Ma far di lui spettacolo
Funesto e miserabile
Voglio a quei rai che, fulmini
Fatti per me, m'uccidono.
MERCURIO
Da questi intrichi usciamo:
Partiam, Giove, partiamo.
GIOVE in Diana
Satiro dispettoso,
Uccidi pur, carnefice, a tua voglia:
Non avrai mai salute all'aspra doglia.
ENDIMIONE
Dove vai, diva? Aita.
Parti? Perdo la vita.