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Silenzio.
Rumore.
Porta che sbatte, notte che spinge,
piatti sul marmo, rabbia che stringe.
Denti serrati, fiato trattenuto,
sorriso cucito, cuore caduto.
Tre del mattino, crepa sul muro,
occhi nel vuoto, respiro duro.
“Sto bene” detto, cento versioni,
bugie cucite sotto pressioni.
Petto di pietra, schiena al cemento,
zero carezze, solo tormento.
Pensavo forza fosse tacere,
era soltanto sparire, cadere.
Sei arrivata, niente promessa,
solo presenza, ferma, compressa.
Quando era buio, quando era peso,
sei rimasta. E io ho compreso.
Siamo inseparabili, io e te,
nati nel buio, cresciuti nel perché.
Ero cenere fredda per strada,
ora sono fiamma che non si placa.
Non è fortuna, non è destino,
è restare anche nel casino.
Se il mondo cade, cade così,
cicatrici in luce, tu qui.
L’amore non è scena perfetta,
è pelle che vibra quando si spezza.
È vetro rotto sotto i piedi,
resti anche quando non credi.
Hai visto il fuoco sotto la pelle,
non sei scappata tra mille stelle.
Hai preso il caos, non per cambiarlo,
ma per restare e attraversarlo.
Il dolore si muove, si trasforma,
spinge, comprime, cambia forma.
Da rovina diventa direzione,
da ferita costruzione.
Non mi hai salvato.
Mi hai visto.
Basta così.
Siamo inseparabili, io e te,
nati nel buio, rimasti perché.
Dalla cenere, passo dopo passo,
non perfetti.
Ma incastro.
Non favola.
Non destino.
Scelta.